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Scienza

Meditazione

La parola "Meditazione" ci rimanda immediatamente col pensiero al lontano Oriente e a qualcosa di esoterico, di misterioso: niente di più falso. L'Occidente ha una sua fondata tradizione di tecniche di meditazione e negli ultimi decenni è forte l'interesse della scienza verso le pratiche meditative in genere. Ovviamente l'Oriente ha molto da insegnarci con la sua esperienza, ma non dimentichiamo ciò che abbiamo in casa.
Lo psichiatra J.H.Schulz, combinando la riflessione sull'ipnosi e sul Raja Yoga elabora il più famoso metodo di rilassamento occidentale: il training autogeno.
La prima osservazione scientifica sugli effetti della meditazione sull'organismo umano è di Therese Brosse, cardiologa francese, che, dall'India, nel 1935, descrive così lo stato di uno yogi in meditazione: "Sembrava che il suo cuore si fosse fermato".
A partire dalla seconda metà del secolo scorso si inizia a utilizzare strumenti moderni di indagine scientifica come l'elettrocardiogramma e l'elettroencefalogramma per decifrare i cambiamenti fisici che si realizzano durante l'esecuzione di esercizi di meditazione. Le conclusioni di queste prime indagini scientifiche sono :
1) riduzione del ritmo del respiro e del battito cardiaco;
2) stato di rilassamento a livello cerebrale (aumento dell'ampiezza e della regolarità delle onde alfa);
3) diminuzione del consumo di ossigeno;
4) regolazione della produzione di cortisolo, fondamentale ormone dello stress;
5) aumento notturno della melatonina, ormone del sonno con funzioni chiave nella sincronizzazione dei ritmi biologici dell'organismo;
6) riduzione della noradrenalina, prodotta dalle surrenali e dal cervello sotto stress;
7) aumento della serotonina, antidepressivo e regolatore della fame;
8) aumento del Dhea, ormone prodotto da surrenali e cervello, con ruoli sull'umore e sul sistema immunitario;
9) aumento del testosterone, ormone maschile ma utile anche per le donne perchè, soprattutto in menopausa, costituisce una riserva per la produzione di ormoni femminili (estrogeni) tramite un meccanismo di conversione enzimatica che si chiama aromatizzazione.
La cosa nuova scoperta nell'ultimo decennio è la comparsa di scariche di onde teta (in meditazione profonda) e onde gamma (durante esercizi di visualizzazione). Nel 2003 un gruppo di neurofisiologi guidato da Gyorgy Buzsaki, dell'Università del New Jersey, ha dimostrato che una particolare area dell'ippocampo, denominata CA3, costituita da grandi neuroni cosiddetti piramidali, contiene il generatore del ritmo gamma, ad alta frequenza (30-100 hz). Lo stesso studioso ha dimostrato che dalla medesima area si origina il ritmo delle onde teta, a bassa frequenza (4-8 hz). E' stato visto che le due onde sono in rapporto fra loro: in assenza di onde teta, le gamma sono disordinate e meno potenti.
Il ritmo teta si potrebbe definirlo il ritmo di fondo che sincronizza gli altri ritmi.
Uno studio di Montecucco dimostra che maggiore è il grado di coerenza e armonia delle onde cerebrali più la persona sta bene. Quindi ne deduciamo che la pratica meditativa, qualsiasi sia la tradizione da cui deriva, porta dei grandi benefici a livello della salute soprattutto nel mantenimento dell'omeostasi interna e dell'armonia dell'individuo.

 
 
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